Guida all’acquisto dei diffusori di oli essenziali: consigli pratici

Anche se l’uso degli oli essenziali risale all’antico Egitto, solo da pochi decenni la conoscenza dell’argomento è approdata nella nostra vita.
Pian piano la Natura sta suscitando interesse in molte persone che sperimentano metodi naturali per il benessere psicofisico; oggi l’aromaterapia e l’uso di oli essenziali è molto diffusa ma non tutti conoscono bene i benefici di questa terapia.

OLI ESSENZIALI

Gli oli essenziali sono prodotti ricavati dall’estrazione di materia vegetale.
Le ingenti quantità di essenze contenute si presentano sotto forma di miscugli oleosi e possono essere ricavati per spremitura o per distillazione e conservano le caratteristiche (odore e sapore) della sostanza organica lavorata.
Gli oli ricavati solitamente prendono il nome dal vegetale di provenienza e sono generalmente liquidi, tranne in alcune eccezioni come il timo e la menta.

BENEFICI
Gli oli essenziali risultano essere oggi un toccasana per la nostra salute mentale e fisica.
Vi è mai capitato di entrare in un negozio o abitazione dove c’è un diffusore di olio essenziale? Si respira immediatamente un’aria familiare, accogliente, atmosfera calda e riposante.
Secondo alcuni sostenitori dell’aromaterapia, le essenze sono in grado di esercitare attività su tutti gli organi, potenziando le funzioni vitali oltre a curare perfettamente la mente.
Le cure fisiche però, è bene dirlo, non hanno certificazioni mediche in campo scientifico, (si sa che i medici e le essenze non vanno molto d’accordo), ma diverse persone invece testimoniano una sensazione di benessere generale con l’utilizzo di oli essenziali, sia fisiche che mentali.

PROPRIETA’
Ogni olio essenziale ha proprietà e uso specifico, vediamone qualcuno:

  • Olio essenziale di alloro: ha funzione antinfiammatoria, digestiva e battericida;
  • Olio essenziale di “Achillea”: svolge funzione sedativa, cicatrizzante e agevola la circolazione del sangue;
  • Olio essenziale di “Angelica”: aiuta la digestione, antispasmodico, sedativo;
  • Olio essenziale di Anice: distensivo, stimola le difese immunitarie, favorisce la digestione;
  • Olio essenziale di Betulla: svolge azione di diuretico e depurativo;
  • Olio essenziale di Camomilla: antinfiammatorio e sedativo, cura l’ansia e l’insonnia.

Molti altri ancora gli oli essenziali disponibili in commercio, che possono essere anche miscelati fra loro per rafforzare i benefici.

Diffusori di oli essenziali

Il diffusore è il metodo più conosciuto e semplice per la propagazione degli oli essenziali, a fiamma, elettrici, a ultrasuoni con cui le essenze vengono disperse nell’aria e tramite la respirazione apportano i relativi benefici.

Un modo dolce, privo di controindicazioni ed efficace per godere di tutti i vantaggi dell’aromaterapia , ma è importante scegliere il diffusore adatto, non tutti i diffusori rispettano le giuste caratteristiche.
Esistono 4 “tipi di diffusori per oli essenziali”:

  • Ad ultrasuoni a freddo;
  • A calore dolce;
  • A nebulizzazione a secco;
  • A ventilazione.

DIFFUSORI AD AULTRASUONI:

Questi diffusori sono molto in voga e stanno diventando “sempre più l’oggetto del desiderio” di molte persone; hanno al loro interno una placca di ceramica che vibra ad alte frequenze; queste frequenze stimolano l’acqua e la parte di olio essenziale aggiunto contenuta nel serbatoio, e generano una leggera e profumata nebbiolina.
I diffusori a ultrasuoni sono strumenti di ultima generazione, solitamente costruiti con materiale plastico, che può rivelarsi una caratteristica buona o meno, a seconda delle esigenze; uno dei vantaggi è sicuramente la robustezza in caso di urti.
Oltre a essere un bellissimo oggetto di arredo, è lo strumento ideale per ottenere una dolce profumazione dell’ambiente sfruttando le proprietà benefiche delle essenze.
E’ molto silenzioso e, essendo gli oli diluiti con acqua, permette l’accensione anche di notte e di potersi addormentare in un’atmosfera rilassante e profumata.
Disponibile anche in versione a LED in vari colori, è anche possibile scegliere di fermare la diffusione su un solo colore o far scorrere i colori disponibili o ancora disattivare completamente il colore.
I diffusori a ultrasuoni si possono considerare completi, perché assicurano un equilibrato tasso di umidità nell’ambiente svolgendo anche la funzione di umidificatore.

DIFFUSORI A CALORE

Ritenuti non dei veri diffusori di oli essenziale, ma bruciatori di essenze per mancanza del processo di vaporizzazione.
Molto ben consigliati per rilasciare una fragranza gradevole nella stanza, disponibili in commercio nei classici modelli a candela, solitamente di ceramica, con alla base il porta candela.
Il suo funzionamento si basa semplicemente sul calore prodotto dalla fiamma che riscalda l’essenza nella coppa e sprigiona nell’aria la fragranza dell’aroma profumato.
Questi bruciatori non sono molto usati in quanto l’essenza viene bruciata e potrebbe alterare la struttura chimica ed eludere le proprietà terapeutiche.
Inoltre il vaso in ceramica tende a surriscaldarsi troppo rendendolo pericoloso; il loro utilizzo non è molto ben consigliato in case frequentate da bambini.
Buona la proprietà di profumatore per ambiente.

DIFFUSORI A NEBULIZZAZIONE A SECCO

Questi diffusori a secco, sono i più utilizzati “per l’aromaterapia e per godere pienamente delle essenze”, proprio per il processo di nebulizzazione di cui godono, che non modifica le virtù benefiche degli oli essenziali e preserva le particolarità terapeutiche.
Basta qualche goccia di essenza per ottenere la diffusione di “micro gocce” nell’aria.
Design molto curato per questo diffusore, realizzato con i materiali più pregiati: legno massiccio di quercia, polvere di bambù e vetro soffiato;
un meccanismo di diffusione sofisticato dotato di una pompa che nebulizza nell’aria infinite particelle di olio essenziale, lo rende perfetto.
Le lievi vibrazioni emesse lo rendono molto silenzioso; facile da utilizzare e molto pratico.

DIFFUSORE A VENTILAZIONE

Questi diffusori di oli essenziali non sono molto conosciuti, si presentano con un design molto delicato.
La diffusione a freddo delle essenze avviene tramite un piccolo ventilatore che emette un getto d’aria, liberando gli oli essenziali versati in una piccola capsula garzata nell’ambiente, preservando le caratteristiche benefiche degli oli essenziali.
Molto semplice da utilizzare e facile da attivare, silenzioso, maneggevole e occupa pochissimo spazio.

In questo articolo abbiamo cercato di darvi le giuste informazioni tecniche per l’acquisto di diffusori di oli essenziali, moltissimi i modelli presenti in commercio con proprietà e caratteristiche particolari, per uteriori informazioni potete visitare il sito web www.diffusoreoliessenziali.net , dove una vasta gamma di diffusori di oli essenziali, diffusori per ambienti e profumatori per ambiente accuratamente selezionata, vi aiuterà nella scelta in base alle vostre esigenze.

 

Guida sulla scelta e l’acquisto di una lampada catalitica

Molto più che un profumatore per ambienti o un bellissimo oggetto da esporre, la lampada catalitica coniuga funzionalità ed estetica, rivelandosi un vero complemento d’arredo dall’aspetto raffinato ed elegante.
Grazie all’esclusivo sistema di ossidazione catalitica, profuma l’aria e la purifica, distruggendo le molecole di tutti gli odori sgradevoli, anche quelli più persistenti e difficili da trattare.

  1. La lampada catalitica e la sua storia

L’invenzione del diffusore catalitico risale al 1898 e si deve a Maurice Berger, un aiuto farmacista francese di origini svizzere, che ideò questo speciale dispositivo allo scopo di sanificare l’aria degli ambienti ospedalieri.
Successivamente, lo stesso Berger pensò di ottimizzare le funzioni della lampada, sfruttando la catalisi anche per profumare l’aria e, per questo, decise di aggiungere qualche goccia di fragranza al liquido catalitico, realizzando quella che poi si affermerà come la più rivoluzionaria metodologia di profumazione degli ambienti.
L’idea di denominarla “lampada” derivò appunto dal sistema utilizzato, che si serve di uno stoppino imbevuto di liquido e ricorda il funzionamento delle antiche lampade ad olio.

La sua prima e più celebre versione, la Lampe Berger, che prese il nome dal suo ideatore, si è affermata nel tempo come un oggetto amato anche da grandi artisti del passato come Picasso e Coco Chanel, Jean Cocteau e Colette.
Oggi, la lampada catalitica si declina in numerosissime versioni estetiche, viene prodotta da marchi prestigiosi, come l’italiana Millefiori o la britannica Ashleigh & Burwood e si conferma un prodotto il cui successo non ha mai subito parabole discendenti, rappresentando il metodo di profumazione e purificazione dell’aria più accreditato e utilizzato.

Reperibili presso i migliori negozi fisici, le lampade catalitiche sono in vendita anche on line.
In alcuni siti dedicati, come www.lampadacatalitica.it, è possibile ottenere anche tutte le notizie e le novità riguardanti i prodotti dei diversi brand, sull’assortimento di fragranze disponibili e ricevere informazioni e consigli sull’acquisto e sul corretto utilizzo di un diffusore catalitico.

  1. Come si usa la lampada catalitica

Con un meccanismo di azione completamente diverso da quello delle candele profumate o dei diffusori elettrici di profumo, la lampada catalitica funziona per mezzo della combustione attivata dal catalizzatore: in questo modo, la fragranza si diffonde nell’ambiente senza bruciare e senza l’uso di energia elettrica. Richiede poca manutenzione e può funzionare per moltissimo tempo con l’unica accortezza di ricaricare il liquido catalitico e, dopo un certo lasso di tempo (circa 200 accensioni), di sostituire lo stoppino.

Accendere la lampada è semplice e intuitivo, ma necessita di alcuni precisi passaggi, da rispettare nei tempi e nelle modalità di esecuzione, perché si realizzi una corretta catalisi.
Vediamoli in sequenza.

– Versare il liquido all’interno della lampada servendosi del piccolo imbuto in dotazione, mantenendo il livello a 2/3 della capacità complessiva, al fine di evitare che il liquido fuoriesca e bagni il catalizzatore o danneggi il corpo della lampada.

– Introdurre lo stoppino nel contenitore e coprire la lampada con il tappo metallico di chiusura: al primo utilizzo, attendere un’ora prima di procedere all’accensione, per consentire allo stoppino di impregnarsi perfettamente di liquido; agli utilizzi successivi basterà attendere circa 20 minuti.

– Trascorso il tempo di attesa, rimuovere il tappo di copertura e dare fuoco allo stoppino, servendosi di una fiamma viva; se la lampada si accende in modo corretto, il colore della fiamma rimarrà costante e lo stoppino brucerà in modo continuo e uniforme.

– Attendere 2/3 minuti, quindi spegnere la fiamma soffiandoci sopra e coprire il bruciatore con la ghiera metallica traforata: il profumo comincerà a diffondersi nell’aria e, passando una mano sulla copertura, si avvertirà un leggero calore, segno che la lampada è correttamente accesa.

In un stanza di 20/30 m2, il processo di catalisi si svolge in soli 20 minuti, trascorsi i quali la lampada può essere spenta, semplicemente applicando il tappo di chiusura e sovrapponendo a quest’ultimo il diffusore forato.
Il tempo durante il quale la lampada catalitica ha bisogno di rimanere accesa è, quindi, piuttosto breve; ma, in questo limitato lasso di tempo, avrà già eliminato gli odori sgradevoli e il profumo continuerà ad essere avvertibile nell’ambiente molto a lungo.
E, anche da spenta, la lampada svolgerà un’altra funzione: quella di decorare l’ambiente con stile ed eleganza.

  1. Perché acquistare una lampada catalitica: suggerimenti per la scelta

L’utilizzo del diffusore catalitico costituisce la migliore soluzione di profumazione dell’ambiente, unendo a questa funzione quella, utilissima, di neutralizzare i cattivi odori e le particelle di fumo: per questo, è adatta ad ogni ambiente, anche molto grande.

Dato che la fragranza si diffonde senza bruciare, la lampada non emette fumi, non priva la stanza di ossigeno ma, al contrario, ne purifica l’aria, rimuovendo anche gli odori più ostinati.
Un altro dei vantaggi offerti dal diffusore catalitico è la persistenza della fragranza nell’ambiente, che si estende per molte ore dopo lo spegnimento. Questa efficacia prolungata si deve proprio al processo di catalisi che, purificando l’aria, la rende maggiormente ricettiva al profumo.

La lampada catalitica deve essere sempre ricaricata per tempo, anche con una fragranza nuova e diversa: per ovviare all’inconveniente di una sovrapposizione di aromi, è possibile intervallare i liquidi profumati con l’utilizzo di un fluido neutro, che contribuisce anche a mantenere pulito il bruciatore e quindi ottimizza le prestazioni e la durata della lampada. L’uso del liquido neutro è utile anche per deodorare senza profumare, oppure per regolare l’intensità della fragranza, diluendola.

Oltre alla grandissima varietà di fragranze reperibili in commercio, alcune specifiche e funzionali come quelle anti tabacco e anti zanzare e ad altre nuove che costantemente vengono immesse sul mercato, anche il design della lampada catalitica è in continua evoluzione: pur conservando il tono volutamente rétro in molti dei suoi esemplari, le forme moderne o addirittura contemporanee ne fanno un accessorio che si adatta perfettamente a qualunque stile di arredamento, con una elegante finalità decorativa che costituisce il suo valore aggiunto anche quando è spenta.

Al momento dell’acquisto di una lampada catalitica è bene prestare attenzione alla qualità del prodotto e all’affidabilità del marchio e del venditore: prodotti di dubbia provenienza potrebbero essere realizzati con materiali scadenti che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero non assicurarne una durata e un funzionamento ottimali, ma potrebbero addirittura avere anche effetti controproducenti e non desiderati per la salute.

Bisogna assicurarsi, infine, che si tratti di un prodotto le cui ricariche originali siano facilmente reperibili: esistono infatti lampade catalitiche, come la Lampe Berger, per le quali è possibile utilizzare solo liquidi provenienti dalla stessa Maison. E, nel caso di altre lampade di ottimo marchio che consentono l’uso di ricariche compatibili, bisogna accertarsi che gli ingredienti del liquido contenuto nella ricarica non siano nocivi per la salute o non danneggino il dispositivo.

Alimentazione del calciatore

Il calciatore è uno degli atleti più popolari del pianeta, visto che è il protagonista dello sport più praticato. Ovviamente quindi molti di essi vengono presi come modello di riferimento da tantissimi sportivi ed appassionati del calcio. Per ottenere determinati risultati, un atleta di questo tipo, deve seguire delle regole importanti e praticare due discipline fondamentali. La prima è l’allenamento (praticamente quotidiano), la seconda non meno importante è l’alimentazione. Per fare un buon allenamento, che soprattutto produca i risultati sperati, è assolutamente obbligatorio seguire un’alimentazione corretta e studiata ad hoc. Talvolta, a seconda del fisico e del metabolismo del calciatore, vengono infatti stilate delle diete personali, in maniera tale da ottenere il massimo risultato da ognuno.

Alimentazione, elemento fondamentale per ogni calciatore

Una buona alimentazione oltre ad essere importante per l’ottenimento dei risultati, è fondamentale per evitare di incorrere in infortuni e, nel caso si venga “colpiti” da essi, per accelerarne il recupero. Un calciatore per svolgere gli allenamenti, la partita ed il recupero muscolare, ha necessità di seguire un certo tipo di alimentazione. E’quindi importante assumere determinati alimenti piuttosto che altri. Carboidrati di qualità, proteine in grado di essere assimilate con rapidità, grassi vegetali, vitamine e minerali. Ovviamente questi elementi vanno assunti in differenti momenti della giornata, a seconda della tipologia di attività che il calciatore dovrà effettuare. L’attività del calciatore infatti si suddivide essenzialmente in due grandi sfere. La parte aerobica e quella anaerobica. Anche le fasi sono differenti. Nel senso che durante un allenamento o una partita, si alternano delle fasi di resistenza ad altre nelle quali si sprigiona grande potenza. Il corpo quindi deve essere carico di minerali e vitamine. ma anche di zuccheri a lento rilascio ed a rilascio rapido.

Dieta da seguire

Vediamo insieme una tipica dieta da seguire durante la giornata classica di un calciatore. La colazione prima di un allenamento è importante per far assumere all’organismo carboidrati e vitamine, che saranno poi utili durante l’allenamento; fase nella quale questi elementi verranno bruciati in grande quantità. Bisogna quindi non appesantire il fisico, ma allo stesso tempo arricchirlo degli elementi di cui abbiamo parlato. Come? La colazione va fatta ingerendo preferibilmente frutta fresca, che contiene carboidrati facilmente assimilabili e le vitamine necessarie. Si possono aggiungere frullati o spremute di frutta o di verdure, in grado di “regalare” numerosi minerali e vitamine. In alternativa si può assumere anche della frutta fresca, ma in modica quantità. Nella pausa dell’allenamento si può mangiare della frutta, per reintegrare soprattutto i sali minerali. A pranzo il primo piatto deve essere composto da carboidrati. Pasta, riso o minestre, ma sempre con condimenti limitati e preferibilmente composti da prodotti di qualità, come ad esempio olio extravergine di oliva e pomodori freschi. Il secondo potrà essere composto da legumi o da verdure cotte, ma non da elementi che siano ricchi di proteine. Niente frutta, visto che verrà riproposta dopo l’allenamento pomeridiano, per reintegrare determinate sostanze. La cena invece essendo l’ultimo pasto della giornata, sarà utile per il recupero fisico e muscolare. Non sarà quindi necessario assumere carboidrati in quantità eccessiva. Verranno consumati quindi altri alimenti come carne, o uova o pesce, in grado di rilasciare tante proteine. La carne magra e bianca è quella da assumere in maniera preferibile. Non consumare invece carni grasse o insaccati di qualsiasi natura. Come contorno verdure cruda o cotta. Evitare la frutta che contiene zuccheri, ed ovviamente dolci, bibite gassate o alcoliche di qualsiasi genere.

Conclusioni

In conclusione, il calciatore deve cercare di seguire una sorta di dieta mediterranea, ovviamente più

Elettrostimolazione e incontinenza: quali benefici?

Elettrostimolazione e incontinenza: quali benefici?

Con il temine incontinenza si intende la perdita di urina, in quantità più o meno elevate. Si può andare infatti da piccole perdite fino ad una perdita completa dove la vescica si svuota completamente. In entrambi i casi, ed in realtà più nel secondo caso che nel primo, ci si vede stravolta la propria vita sociale, a causa dell’imbarazzo e dei problemi che una patologia del genere comporta. 

Come si manifesta

L’incontinenza urinaria è infatti una vera e propria patologia, che si può presentare sotto forma di tre diversi stadi di gravità: è possibile soffrire di incontinenza da sforzo o da stress, di incontinenza da urgenza o di incontinenza mista.

Incontinenza da sforzo o da stress: come dice la definizione stessa, nell’incontinenza da sforzo la fuoriuscita di urina è determinata da una pressione che viene esercitata sulla vescica. Lo sforzo può essere rappresentato ad esempio da uno starnuto violento, un colpo di tosse o una grossa risata. In questi casi si ha ancora la prontezza e la possibilità di contrarre i muscoli che impediscono la fuoriuscita totale dell’urina, motivo per il quale è possibile raggiungere in tempo i servizi igienici.

Incontinenza da urgenza: al contrario di quanto descritto sopra, chi soffre di incontinenza da urgenza non riesce a trattenere la fuoriuscita dell’urina. Questo è il caso più grave in quanto non ci si accorge della perdita e la vescica si svuota completamente. Questi sono i casi più complicati da gestire, in quanto non si riesce a raggiungere in tempo i servizi igienici e la vita sociale diventa sempre più complicata da gestire.

Incontinenza mista: la distinzione tra le due tipologie di incontinenza non è però così netta. Spesso i soggetti che soffrono di incontinenza possono registrare entrambe le tipologie di episodi e quindi soffrire sia di incontinenza da sforzo che di incontinenza da urgenza. 

Cause dell’incontinenza

Cosa porta a soffrire di incontinenza urinaria? Una delle cause più frequenti che si registra nelle donne è di certo la gravidanza, insieme al momento del parto, naturale o cesareo: è in questi casi che si ha infatti un forte indebolimento del pavimento pelvico con conseguenti perdite di urina. Tale disturbo è però spesso transitorio. Altre cause possono essere esercizi addominali troppo intensi, stipsi cronica, obesità o radioterapia. Escluso quest’ultimo caso, dove l’indebolimento è causato dalla terapia farmacologica, negli altri casi l’incontinenza è sempre frutto di uno sforzo eccessivo dei muscoli pelvici.

Come interviene l’elettrostimolazione 

Siamo abituati a pensare che l’elettrostimolazione sia utile solo nel caso di chi ha la necessità di mantenere i propri bicipiti tonici e forti, ma non è proprio così. L’elettrostimolazione si è dimostrata infatti molto utile e nella gran parte dei casi risolutiva nei casi di incontinenza urinaria, dove in fondo c’è un problema della muscolatura pelvica che l’elettrostimolazione può benissimo rafforzare. Ma come agisce esattamente l’elettrostimolazione? Si tratta di piccoli impulsi elettrici che vengono inviati direttamente alle fibre muscolari generando una contrazione non volontaria dei muscoli. Questo, applicato ai muscoli pelvici, consente loro di riacquistare capacità contrattile e di conseguenza eliminare il problema delle perdite. Non si tratta affatto di una terapia dolorosa, in quanto gli impulsi inviati sono a bassa frequenza e non recano disturbo al paziente. Presso lo studio medico si effettua la cosiddetta elettrostimolazione perineale, completamente indolore, ma è possibile anche continuare la terapia in casa, affiancando l’utilizzo di un macchinario domestico. La scelta dell’elettrostimolatore non deve essere casuale ma fatta secondo precisi criteri. In questi casi è bene fare attenzione ai programmi che comprendono i singoli apparecchi: riconoscerli non è molto difficile in quanto i programmi che prevedono sono denominati con nomi come “incontinenza da sforzo”, “incontinenza da urgenza” (che può anche essere abbreviata con “urge”) e “incontinenza mista”. Esistono apparecchi multifunzione ma anche specifici per i problemi del pavimento pelvico, come ad esempio I Tech Mio Peristim, Neurotrac Continence e Neen Pericalm N400. E’ possibile trovare questi prodotti e le relative offerte sul sito elettrostimolatore click.

Tali macchinari devono sempre essere acquistati sotto consiglio medico e sarà il medico stesso ad indicarvi il tipo di programma da seguire per il problema che ha riscontrato.

Saturimetro utilissimo strumento salva-vita contro il Coronavirus Covid19

In questi periodi di Coronavirus covid19 il saturimetro , è diventato uno strumento medico che ognuno di noi dovrebbe tenere in casa.

Rispondiamo ad alcune domande.

Cos’è il saturimetro ?

Il saturimetro (pulsossimetri od ossimetri) è uno strumento che misura la quantità di ossigeno nel sangue.

In cosa consiste?

Consiste in una pinzetta che si applica a un dito collegata a una scatoletta. Per niente invasivo, può essere impiegato con facilità anche in ambito casalingo e non solo in ambito medico ed ospedaliero.

Perchè dovremmo averlo in casa?

Perché può aiutare a capire se i polmoni stanno lavorando bene e se la febbre che abbiamo potrebbe – e sottolineiamo potrebbe – essere un sintomo di Coronaviru covid19 .

Dove acquistarli?

Trovarli in farmacia, attualmente, è praticamente impossibile.

Sa Amazon, invece s’è nè trovano di molti modelli, anche sotto i 20€, come quello nell’ immagine di seguito.

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A chi può servire?

È diventato lo strumento sanitario più ambito del momento insieme a mascherine e disinfettanti per le mani perchè nell’attuale situazione di emergenza può essere molto utile a chi viene colpito dal Coronavirus e non è così grave da essere ricoverato, o a chi ha la febbre e teme di essere stato contagiato dal virus di CoVid-19 (e ovviamente non ha fatto alcun tampone)

Perchè serve e perchè ci può indicare che abbiamo il Coronavirus?

Come è noto il Coronavirus Covid19 attacca le vie respiratorie ed è quello che può provocare le pericolose polmoniti.

I medici chiedono a chi è in isolamento a casa di monitorare l’eventuale difficoltà respiratoria che potrebbe essere preludio di un aggravamento e del successivo ricovero.
Quindi il saturimetro  MOSTRA SE I POLMONI FUNZIONANO BENE.

Quali sono i valori da tenere sotto controllo?

Con il saturimetro, si misura la saturazione di ossigeno dell’emoglobina presente nel sangue (definita con la sigla “SpO2“).

  • Per valori superiori a 95% indicano che i polmoni stanno lavorando bene.
  • Per valori inferiori al 95% significa che c’è una ridotta presenza di ossigeno nel sangue.In queste situazioni il paziente incontra difficoltà a respirare: potrebbe essere in corso una polmonite e potrebbe essere necessario un ricovero in ospedale.

Come si usa il saturimetro?

Il funzionamento di questo strumento è molto semplice: basta accenderlo, inserire il dito fino in fondo, in modo che il led illumini la parte centrale dell’unghia, e attendere qualche secondo per le letture di saturazione ossigeno e frequenza cardiaca.

I valore della saturazione

Se il paziente presenta valori inferiori alla sotto del 95% si è in presenza di ipossiemia. In funzione del grado di saturazione di ossigeno, essa può essere definita:

Lieve, quando i valori sono compresi fra il 91% e il 94%;
Moderata, quando i valori sono compresi fra l’86% e il 90%;
Grave, quando i valori sono uguali o inferiori all’85%.

L’uso del saturimetro può essere utile per diversi fini.

  • Valutare la funzionalità respiratoria generale del paziente nel corso di visite specialistiche.
  • Monitorare costantemente il grado di saturazione e la frequenza cardiaca di pazienti ospedalizzati.
  • Monitorare in maniera costante nel tempo – anche presso il domicilio – i parametri di pazienti affetti da malattie delle vie aeree, come: BPCO; Bronchite cronica; Asma bronchiale; Polmonite; Altre malattie polmonari e pleuriche
  • Monitorare la saturazione dell’emoglobina in pazienti con sindrome delle apnee nel sonno.
  • Valutare la funzionalità respiratoria in pazienti fumatori
  • Determinare la presenza o meno di eventuali danni alla funzionalità respiratoria in pazienti esposti ad inquinanti (ad esempio, inquinamento ambientale, inquinamento sul luogo di lavoro, ecc.).

Chiaramente, quelle sopra menzionate sono solo alcune delle possibili applicazioni del saturimetro; esso può essere impiegato in molte altre situazioni, ogniqualvolta si rende necessario misurare in maniera rapida e costante grado di saturazione di ossigeno e frequenza cardiaca del paziente.

Controindicazioni
L’uso del saturimetro non presenta rischi e tantomeno controindicazioni di alcun tipo. Difatti, la semplicità di utilizzo e l’invasività nulla rendono l’impiego di questo strumento estremamente pratico e accessibile a chiunque.

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